Change…is possible!

Uno spot che non è uno spot. Un sogno che non è (più) un sogno. Finalmente il mondo del marketing abbandona gli spot pubblicitari a abbraccia la campagna elettorale più importante per gli USA dai tempi di Kennedy. Il mondo globalizzato ha trasformato le elezioni presidenziali americane in un fenomeno mediatico mondiale. L’idea che il mondo si possa cambiare esce dai messaggi pubblicitari ed entra a pieno titolo nella nostra vita di tutti giorni. Certo, la recente crisi finanziaria (lungi dall’essere terminata) ha permesso al candidato democratico di beneficiare della diffidenza di Main Street verso Wall Street, della crescente precarietà del ceto medio, dell’indignazione dei bonus dei mega-dirigenti spesso incapaci di far sopravvivere le proprie aziende. È il ritorno del realismo economico, che nei prossimi anni avrà la meglio sui sogni (infranti) di facili guadagni e spaccature all’interno del Paese. È la vittoria dell’orizzonte di medio termine su quello di breve termine, degli investimenti produttivi sulle speculazioni finanziarie.

La leadership economica americana aveva da tempo abbandonato la nave che stava affondando: la nave composta da milioni di persone senza assistenza sanitaria, di minoranze etniche senza realistiche prospettive di miglioramento, di milioni di colletti bianchi e blu che vedono il loro tenore di vita ridursi sempre più, di lavoratori temporanei sempre più precari, di soldati mandati a combattere guerre sempre più lunghe ed enigmatiche.

Obama e il suo team economico sanno che la crescita di un Paese nel medio lungo termine non dipende solo dalle politiche monetarie e fiscali (che servono sopratutto a stabilizzare il ciclo economico e ad affrontare problematiche di breve termine, come ci insegnano Keynes, Hicks e Hanse). La crescita, quella vera, dipende dal progresso tecnologico e dalla capacità di un Paese ad innovare, dal suo capitale umano, da un governo (e una nazione) che non si indebitino al di sopra dei propri mezzi.

Il libero mercato e la democrazia sono strumenti al servizio di un fine; se questo fine non è la diffusione della ricchezza, il miglioramento del benessere collettivo e la libertà – politica ed economica – allora qualcuno sta usando questi strumenti in maniera illecita. Del resto, l’economia (dal greco) è il governo della casa; ma in una nazione, la casa è di tutti e non solo di pochi privilegiati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...