A qualcuno piace caldo. Riflessioni sui cambiamenti climatici (e altro).

Quella che segue è una riflessione del premio Nobel per la chimica  1993 Kary Mullis, ed è tratta dal suo libro “Ballando nudi nei campi della mente”. Il suo approccio scientifico gli suggerisce di porsi molte più domande di quelle che in genere si pone l’uomo strada. È così Mullis insinua il dubbio non solo che forse noi non siamo responsabili del surriscaldamento globale, ma che forse lo scenario futuro più probabile sia quello di una nuova glaciazione e non di un caldo insopportabile. E in generale, comunque stiano le cose, ci consiglia di vivere al meglio il tempo che ci è concesso, e lasciare che la natura faccia il suo corso. Potrebbe sembrare fatalismo, ma a pensarci bene, forse è stata una fatalità (i.e. un caso) che l’uomo (homo sapiens) sia divenuto a un certo punto la specie dominante del pianeta. Quel che è certo, è che invece di domandarci cosa succederà fra qualche secolo al pianeta, potremmo iniziare a occuparci sicuramente delle tracce visibili della nostra responsabilità. Che (immagino) sia documentata in merito all’estinzione di alcune specie animali, e di malattie cardio-circolatorie e respiratorie dovute all’inquinamento atmosferico. Per non parlare dello stress derivante dal nostro modello di sviluppo economico, forse eccessivamente competitivo (anche se qualcuno in Italia potrebbe affermare che non lo sia abbastanza; ma questo è un altro discorso). Infine, forse potremmo spendere molte delle nostre energie anche per occuparci di tutte le persone che ancor oggi muoiono di fame e sete, e vivono con meno di un dollaro al giorno. Perchè quest’ultima non è un’ipotesi scientifica da indagare, ma una dura realtà con cui la nostra coscienza dovrebbe fare i conti tutti i giorni.

Ed ecco la citazione:

“Ma mentre ci avviamo verso il prossimo millennio tutti i fatti sembrano dimostrare che non sono molto fortunato. Ci stiamo avviando verso una nuova glaciazione, che sulla terra è una condizione climatica molto più frequente rispetto al relativo tepore che ci godiamo ora. Allora, chi si sta agitando tanto per il riscaldamento globale? Gli sciatori? Di certo non i surfisti.I fan del riscaldamento globale – quelli che realizzano i programmi per le simulazioni climatiche, o i cosidetti modelli di circolazione generale, i fanatici di computer che a malapena mettono il naso fuori anche quando fa bel tempo – scrivono i programmi per i loro capi all’IPCC, prevedendo un riscaldamento imminente, la cui piena responsabilità deriverebbe dalle nostre emissioni. Lo fanno per farci preoccupare del nostro ruolo sull’intera faccenda; forse temono che se non ci preoccupassimo e non ci sentissimo in colpa, potremmo smettere di pagare i loro salari . È così che stanno le cose.

Se fossimo arrivati qui su navicelle spaziali e dalla storia fisica del luogo risultasse che il clima è rimasto invariato da sempre, potremmo ragionevolmente pensare che sulla terra ci sia una straordinaria, delicatissima situazione di equilibrio che dobbiamo  stare attenti a non turbare, se non altro per portare un po’ di rispetto. Forse questo potrebbe giustificare il fatto di assumere esperti o sacerdoti per aiutarci. Ma le cose non sono andate in questo modo. Ci siamo evoluti su questo pianeta, attraversando mutamenti climatici tanto radicali da farcene percepire ancora oggi gli effetti, dopo milioni di anni e di specie estinte….Non c’è ragione di credere che le cose siano destinate a rimanere stabili adesso, con o senza di noi.

Noi siamo un sottile strato di muschio su un masso voluminoso. Siamo un piccolo fenomento biologico che produce parole, pensieri e bambini, ma non arriviamo neanche a solleticare le piante dei piedi al pianeta. Picconiamo e scaviamo la sua superficie più esterna, e la dividiamo in quadratini a nostro uso e consumo. Guardiamo le stelle, e pensiamo che anche quelle stiano lì per noi. Nonostante l’immensità di ciò che abbiamo di fronte, continuiamo a farci su noi stessi le idee più bizzarre.

Il comportamento più adeguato per un essere umano è quello di sentirsi fortunato di essere vivo, umile di fronte all’immensità del tutto. Magari facendosi una birra. Rilassatevi, e siate i benvenuti sulla terra. All’inizio le cose possono sembrarvi un po’ confuse. È per questo che dovrete tornare più e più volte, per imparare a divertirvi veramente. Il cielo non sta cadendo.”

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