The Dark Side of the Boom.

Il lato oscuro del boom (economico) è come la faccia oscura della luna, che, nel suo moto di rivoluzione attorno alla terra ci impedisce di vederne la totalità della superficie (a causa del fatto che il moto di rotazione è approsimativamente uguale a quello di rivoluzione). Allo stesso modo, quando emerge un boom economico tanto vigoroso quanto quello degli ultimi anni, rimane spesso nell’ombra il complesso meccanismo di squilibri strutturali che lo hanno sostenuto. Questo è probabilmente quello che è successo a partire dagli anni ’90. Sostenere la domanda aggregata attraverso l’indebitamento sistematico ha portato a gravi squilibri nella bilancia commerciale e nel bilancio pubblico americani (il famoso twin deficit). In sostanza, non si può sistematicamente continuare a consumare più di quanto non si riesca a produrre, a meno che…

A meno che qualcuno non finanzi la nostra parte di consumi che non è sorretta dai nostri guadagni personali. A colmare questa lacuna, ci hanno pensato la Cina e la Fed. La prima ha continuamente sovvenzionato i consumi americani con l’acquisto di buoni del tesoro, la seconda con una politica monetaria estremamente rilassata. Ma ora che i nodi son venuti al pettine, chi riuscirà a traghettare gli USA (e, a questo punto, il resto del mondo) al di fuori di quella che si paventa come una delle più gravi crisi economiche di sempre (eh si, perchè tutti lo pensano ma nessuno ha il coraggio di dirlo)? La banca centrale americana ha già fatto la sua parta, ma fin’ora è servito a poco. L’amministrazione Obama tenterà la carta dell’ennessimo maxi-piano di salvataggio a breve (ostruzionismo repubblicano permettendo).

Eppure, questa volta, la salvezza potrebbe arrivare da molto lontano, e per la precisione dalla Cina. Infatti, l’impero di mezzo aveva già adottato misure restrittive qualche anno fa per far rallentare la propria economia eccessivamente surriscaldata. Purtroppo il timing non è stato ei più felici, perchè dopo poco sono venuti a galla i problemi del settore finanziario americano e il crollo dell’immobiliare. A questo punto, il governo di Pechino potrebbe avere tutte le carte in regola per far ripartire l’economia. E, in questo momento, ha un “vantaggio” rispetto alle democrazie occidentali: ossia proprio il fatto di non essere una democrazia e quindi di non doversi dilungare in estenuanti procedure di ricerca del consenso per approvare determinate misure.

Volgendo lo sguardo un po’ più in là dell’immediato, ci vengono in mente due considerazioni:

(1) il connubio democrazia-capitalismo è sempre più fragile, e a questo punto non è nemmeno chiaro chi causi cosa

(2) che siano questi gli anni di cambiamento di leadership tra USA e Cina e/o India?

Come sempre, siamo spettatori dei tempi che cambiano….

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