E venne il giorno…

11 marzo 2018.

Si ricordano ancora, a distanza di quasi 10 anni, gli inizi della più grave crisi economica degli ultimi 100 anni. Una crisi che ha fatto impallidire i ricordi del 1929. Tutto ebbe inizio con la crisi dei muti sub-prime americani e il collasso del mercato immobiliare. Si pensava potesse finire. Ma poi venne la crisi finanziaria che coinvolse gli istituti bancari di mezzo mondo. Si disse che il governo Bush sbagliò a far fallire Lehman Brothers, ma quando ci si accorse dei buchi presenti in bilancio non si potè che constatare la lungimiranza di quel governo. Da lì in poi, si diceva, ogni azzardo morale non sarebbe stato più tollerato. Era necessario far rientrare entro livelli tollerabili il rischio diffuso nel sistema finanziario globale. Eppure la situazione precipitò: non bastarono le forti politiche espansive attuate dalla Fed e dalle banche centrali di tutto il mondo e il cumularsi di deficit e debiti pubblici sempre più grossi. Eppure l’economia non solo non si rimetteva in moto, ma peggiorava a vista d’occhio. Un esercito di disoccupati indebitati inizio ad aggirarsi per l’America e l’Europa, e le pressioni sui governi per porre rimedio alla crisi si tramutò in politiche demagogiche e poco sostenibili: sempre più debito pubblico e sempre meno mercato (con le nazionalizzazioni che coinvolsero dapprima le banche e in seguito interi settori produttivi dell’economia). Si diceva che sarebbe stato temporaneo. Ma, a differenza di quel che avvene nei paesi scandinavi a inizio anni ’90 (quando lo stato nazionalizzò le banche per poi rivenderle sul mercato) stavolta il collasso del sistema era globale e non c’era quasi nessuna speranza. Quasi…perchè l’unica speranza rimaneva la Cina e l’Asia. E in effetti, per un po’, le cose sembrarono andare in quella direzione. Le misure adottate dal governo cinese sembravano essere sufficienti a sostenere la domanda interna. Ma il colosso cinese necessitava di tassi di crescita a doppia cifra per far si che la crescita economica sostenesse il flusso migratorio dalle campagne alle città. Dopo circa un paio d’anni, nell’estate del 2011, ci si accorse a un certo punto che i paesi emergenti potevano fare a meno dei paesi occidentali. E da lì in poi l’idea di un deja vu in Europa e quello che non potevi immaginarti sarebbe successo in America: la rinuncia alla democrazia e al mercato e la nascita di nuovi totalitarismi e risposte economiche autarchiche. Sembrava troppo scontato per prevederlo solo due anni prima. Poi, quando la crisi prese il sopravvento anche in Asia, nel 2014, le tensioni fra mondo occidentale e estremo oriente si acuirono sempre più. Il resto è storia di oggi: una guerra sino-americana che non sappiamo ancora quando potrà finire.

Con la speranza che le generazioni future possano imparare dai nostri errori…

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